domenica 8 marzo 2009

Il brutto anatroccolo del 2000

Voglio farvi conoscere un bravissimo autore per bambini e adulti: Bruno Tognolini. Scrive per il teatro e la televisione, ha prodotto opere multimediali, ha lavorato per l'"Albero Azzurro" e la "Melevisione", ha scritto più di seicento filastrocche e quindici libri. Sardo, di Cagliari, dopo aver frequentato per quattro anni la facoltà di medicina, ha deciso di studiare al DAMS. Nel 2007 ha vinto il premio Andersen.
Leggete il racconto che segue, a me è piaciuto moltissimo.


LO ZIZIGOTE NERO

Sotto la luce di un sole lampione,
in un paese di vetro e metallo,
sopra il suo nido di gomma e cotone
come una statua sul suo piedistallo,
la mamma papera, con convinzione,
cova serena nel tepore giallo.
Ed ecco uscire, finita la cova,
sette anatroccoli da sette uova.

Uno era bianco come la neve,
uno era candido come lenzuola,
uno era latte che bianco si beve,
uno era bianca colomba che vola,
uno era schiuma bianchissima e lieve,
uno era candida nuvola sola.
L'ultimo invece, vero mistero,
era di un nero più nero del nero.

Proprio così: nero come un corvo.
- Corvo torvo! Corvo torvo! - lo prendevano in giro i fratellini candidi, quando cominciarono a sgambettare in quello strano mondo di vetro e metallo dove non veniva mai notte.
Però i giorni passavano lo stesso, pieni di giochi e scherzi, di bei sonni e buona pappa, che cadeva da sola in una tazza non appena avevano un po' di languorino.
Ogni tanto un Angelo Bianco si sporgeva dal cielo, calava due ali strane senza piume, afferrava un fratellino, lo sollevava e lo portava via. Nessuna paura, però: tutti sapevano che sarebbe tornato di lì a poco, e a chi gli chiedeva cosa gli avessero fatto gli Angeli Bianchi, avrebbe risposto sempre allo stesso modo:
- Mi hanno guardato, pesato, misurato, dato da mangiare piccole pappe di molti colori, tolto due piumette e punto con un pungiglione, che però non mi ha fatto niente.
Gli Angeli portavano tutti in cielo, una volta al giorno, tranne il papero nero: lui mai.
- Perché loro sono bianchi come noi, mentre tu sei nero buio, e corvo torvo! - gli dicevano i fratellini.

"Io sono nero, io son diverso.
In questo angolo candido e bianco
di questo candido grande universo
non c'è mai niente di nero al mio fianco.
Io sono solo, mi sento perso.
Mi sento stupido, mi sento stanco.
Nulla mi accade, nulla mi aspetta,
e neanche gli Angeli mi danno retta!".


Ma un giorno chiaro fra quei giorni bui
accadde un fatto ben straordinario:
un inserviente nero come lui
venne a pulire lo stabulario.
Mentre lustrava col panno, costui
disse a quel papero solitario:
- I tuoi fratelli son belli e son bravi,
ma tu sei l'unico che te la cavi.

E così infatti andò. Quelli che ai paperetti sembravano Angeli Bianchi erano medici ricercatori, che studiavano la trasmissione di una brutta malattia legata al colore di peli e capelli e piume; e per questa ricerca dovevano usare esemplari omozigoti, tutti bianchi. I paperetti bianchi non sapevano di chiamarsi "omozigoti", e sapendolo magari quel nome gli sarebbe piaciuto. Avrebbero chiesto come si chiamava il fratello nero, e sapendo che si chiamava "eterozigote", gli avrebbero detto:
- Hai visto? Anche il tuo nome è diverso dal nostro!
- Certo! In inglese vorrà dire nero.
- Zizigote nero! Zizigote nero!
Ma non era così. Eterozigote voleva dire che, per motivi che in una fiaba sarebbe fuori posto spiegare, quell'anatroccolo tutto nero non serviva per i loro esperimenti. E quando l'inserviente lo chiese in dono per la sua bambina, quei medici, che non erano certo cattivi ma solo scienziati, glielo diedero volentieri.
L'inserviente lo portò alla figlioletta, che lo portò nella sua scuola, dove tutti lo coccolarono e vezzeggiarono, con tante voci che dicevano "che carino!", "che dolce!", "che forte!", e nessuna che diceva "corvo torvo". Nei giorni che seguirono, non potendolo tenere a casa perché sporcava, la bambina lo diede a una compagna che aveva una zia in campagna.
L'anatroccolo nero scoprì il mondo.

Buio di notte, luce di giorno,
giallo di sole e verde di prati.
Odori buoni di stalla e di forno,
cacca di mucche e fieni tagliati.
Amici nuovi che girano intorno,
trilli, muggiti, grugniti e belati.
Mondo vivente davanti e di dietro:
niente più plastica, niente più vetro.

Un giorno il papero trova uno stagno,
fa un segno d'ala a quel volto riflesso,
e il paperetto laggiù gli fa un segno.
E lui sospira e dice a se stesso:
- Non sarò bello come un bel cigno,
ma son felice, mai come adesso.
Quello nell'acqua sospira e gli dice:
- Non sarò un cigno, ma sono felice.

E così fu. L'anatroccolo nero visse a lungo in quell'aia in campagna, forse non cigno nel vento, ma felice e contento.
(Bruno Tognolini)

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