domenica 28 marzo 2010

Fioritura di Marzo

Fiorita di Marzo

La fioritura vostra è troppo breve,
o rosei peschi, o gracili albicocchi
nudi sotto i bei petali di neve.
Troppo rapido il passo con cui tocchi
il suolo, e al tuo passar l'erba germoglia,
o Primavera, o gioia dei miei occhi.
Mentre io contemplo, ferma sulla soglia
dell'orto, il pio miracolo dei fiori
sbocciati sui rami senza foglie,
essi, nei loro tenui colori,
tremano già del vento alla carezza,
volan per l'aria densa di languori;
e se ne va così la tua bellezza,
come una nube, e come un sogno muori,
o fiorita di Marzo, o giovinezza..
(Ada Negri)

È giunto il tempo della fioritura: gli albicocchi, i peschi e altri alberi si riempiono di fiori bianchi o rosa che disegnano nuvole sui loro rami ancora senza foglie. È il miracolo della Primavera, che fa germogliare erbe e fiori e ci dà gioia con lo spettacolo della natura che si risveglia.
La poetessa lombarda Ada Negri (1870-1945) descrive questa meraviglia e lo stupore che ci coglie davanti allo spettacolo delle piante in fiore. Poi esprime una riflessione: tutte le cose belle durano soltanto per poco tempo, proprio come la fioritura primaverile degli alberi. I fiori coprono i rami, ma immediatamente il vento porta via i loro petali delicati e profumati.
Anche la nostra giovinezza, dice la poetessa, passa in fretta, senza che noi che ne accorgiamo, come la fioritura di Marzo.

venerdì 26 marzo 2010

Il fiume: introduzione

Il fiume


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Per approfondire, scarica i documenti seguenti, cliccando sui collegamenti.

Come si forma una sorgente.
Le parole del fiume
.

domenica 21 marzo 2010

Pasqua: lavoretti con la carta





Pasqua è vicinissima. Chi vuol preparare qualche regalino o decorazione in breve tempo può trovare aiuto in Internet: le proposte semplici e graziose sono tante; per alcune di esse basta accendere la stampante e seguire poche istruzioni.


lunedì 15 marzo 2010

Primavera da colorare

In Internet trovate tantissimi disegni in bianco e nero da stampare e colorare: basta entrare in un motore di ricerca, come Google, e digitare nel campo della ricerca "disegni da colorare". Qui ne trovate alcuni sul tema della Primavera. Cliccateci sopra e potrete salvarli sul desktop e stamparli. Oppure, come suggerito in un vecchio post, potete aprirli con Paint.net (se lo avete installato) e colorarli con il "secchiello".





domenica 14 marzo 2010

Primavera: poesie


Un'antichissima primavera

Già sulle rive del fiume ritornano i cavalli,
gli uccelli di palude scendono dal cielo,
dalle cime dei monti
si libera azzurra fredda l'acqua e la vite
fiorisce e la verde canna spunta.
Già nelle valli risuonano
canti di primavera.

(Salvatore Quasimodo)


Anche il mare...

Anche il mare ha la sua primavera:
rondini all'alba, lucciole la sera.
Ha i suoi meravigliosi prati
di rosa e di viola,
che qualcuno invisibile, là, falcia,
e ammucchia il fieno
in cumulo di fresche nuvole.

(C. Govoni)

Sette vasi al balcone

Io metterò di prima primavera
sette vasi di fiori al mio balcone.
Pioggia di marzo,
sole di maggio,
fateli fiorire!
La gente guarderà mattina e sera
la mia casetta col suo bel verone:
sette corolle,
sette baci di sole,
sette inchini alla brezza:
balcone fiorito,
bellezza!

(Gina Vaj Pedotti)

Il Neolitico




Neolitico, cioè "Età della pietra nuova", è quel periodo che comincia 10 000 anni fa con la comparsa delle prime spighe, e che finisce quando la pietra cessò di essere l’unico materiale resistente per costruire utensili perché l’uomo imparò a fondere e lavorare i metalli.

Circa 12 000 anni fa un mutamento climatico importante segnò la fine dell'era glaciale: la temperatura della Terra cominciò ad alzarsi fino a raggiungere lo stesso livello che ha oggi.
Gli animali reagirono al cambiamento del clima in modi diversi. Le renne, i cervi e gli animali maggiormente adattati al clima freddo migrarono verso la Scandinavia, il Canada, la Siberia settentrionale in cerca di temperature più basse. Altri, come il mammut e l’orso delle caverne, si estinsero. Nelle zone temperate del pianeta si diffusero nuovi animali: maiali, pecore, capre, asini, polli.
Anche le piante subirono cambiamenti notevoli. Sparirono quelle tipiche dei climi freddi e al loro posto crebbero erbe di ogni tipo, tra le quali alcune che terminavano con spighe piene di chicchi: i cereali.
Le trasformazioni del mondo vegetale e animale accaddero contemporaneamente un po’ ovunque: in Europa, in Cina, in America.
Il luogo in cui gli esseri umani seppero per primi sfruttare a fondo le conseguenze dei cambiamenti ambientali fu una regione della Terra che si trova dove ora esistono l'Egitto, la Turchia, la Palestina, la Siria e l'Iraq; ad essa gli storici hanno dato il nome di Mezzaluna fertile.

Intorno all'8000 avanti Cristo, cioè 10 000 anni fa, nella Mezzaluna fertile gli uomini impararono ad addomesticare e allevare i nuovi animali.
Con questa attività era possibile avere sempre a disposizione carne per nutrirsi, pelli per coprirsi e, successivamente, latte, lana, piume.
Impararono anche a raccogliere le spighe di cereali che contenevano chicchi molto nutrienti. Questi diventarono l'elemento più importante della loro alimentazione. Cominciarono quindi a osservare il ciclo di vita dei cereali, che nascevano e morivano esattamente come gli uomini e gli animali.
Lentamente e gradualmente, capirono che dai chicchi caduti sul terreno nascevano nuove piante. Allora si trattennero dal mangiare tutti i chicchi che raccoglievano, selezionarono i più grossi, li seminarono e favorirono la nascita di nuove spighe, migliori di quelle che crescevano spontaneamente nei prati.
Da quel momento le comunità umane della Mezzaluna fertile si trasformarono da "cacciatori e raccoglitrici" in "allevatori e agricoltori".
Molti storici concordano nel ritenere che furono probabilmente le donne, che nell'epoca precedente si erano occupate principalmente della raccolta di vegetali, ad avere le prime intuizioni sulla possibilità di coltivare le piante: è l'ipotesi più logica, visto che nel Paleolitico uomini e donne si erano dedicati ad attività differenti.
In seguito, una volta che si cominciò a praticare la coltivazione delle piante (l'agricoltura) non fu più necessaria una divisione di compiti netta tra uomini e donne. Allevamento e coltivazione venivano svolti indifferentemente dagli uni e dalle altre, perciò quando parliamo di "uomini" del Neolitico, indichiamo gli esseri umani in generale, maschi e femmine.
Gli allevatori-agricoltori continuarono anche a cacciare, pescare, raccogliere frutti; tuttavia queste attività divennero meno importanti e non fu più su di esse che si basò la sopravvivenza del gruppo.
I popoli di quella lontana epoca della storia sapevano seminare, ma non sapevano irrigare, cioè non erano in grado di portare l'acqua nei campi per innaffiare le piante. Quindi la loro agricoltura dipendeva interamente dai capricci del clima ed è chiamata "agricoltura secca". Essa fu la prima fase di un cambiamento nel modo di vivere delle comunità umane così importante che è stato chiamato Rivoluzione Neolitica.
Finché erano stati cacciatori e raccoglitrici, uomini e donne erano stati costretti a praticare il nomadismo.
Per allevare animali e raccogliere cereali, invece, spostarsi non era più necessario. Le comunità di agricoltori e allevatori della Mezzaluna fertile si trasformarono quindi da nomadi in stanziali, cioè si stabilivano in un territorio che diventava il loro ambiente di vita permanente.
In questo territorio, che comprendeva i prati dove inizialmente crescevano spontaneamente e poi vennero coltivati i cereali, fondarono villaggi come Gerico* e Çatal Hüyük*, costituiti non più da tende smontabili, ma da case vere e proprie, costruite con mattoni d’argilla seccati al sole.
Restare fermi in uno stesso luogo accelerò i tempi del progresso tecnico. In poche centinaia di anni le donne inventarono un sistema per trasformare i chicchi dei cereali in pane, macinandoli, impastandoli con l’acqua e confezionando focacce da abbrustolire su piastre di pietra roventi. Ancora le donne, probabilmente, applicarono lo stesso sistema all’argilla: la impastarono, le diedero una forma e la fecero cuocere, inventando così la ceramica.
Questa manifattura divenne così importante nell’economia dei villaggi neolitici che ben presto fu perfezionata dall'invenzione della ruota da vasaio, che permise di lavorare l'argilla più velocemente e di ottenere forme regolari, e dall'invenzione del forno chiuso, che provocava la rottura di un numero molto minore di vasi.
La pietra del Neolitico si chiama “nuova” perché è levigatissima, oltre che tagliente come un coltello. Con la pietra gli abitanti dei villaggi costruirono falci per mietere le spighe, zappe per dissodare la terra, e inoltre asce, anelli, collane.
Col tempo, gli uomini del Neolitico impararono a tosare le pecore e a ridurne la lana in fili e a lavorare i fusti delle piante di lino, riducendoli in fibre. Quindi costruirono il telaio per intrecciare i filati con il sistema della trama e dell’ordito e inventarono la tessitura. Così i tessuti sostituirono le pelli per confezionare abiti, coperte, tende e tappeti.

(*Gerico si trova nell'attuale Cisgiordania, accanto al fiume Giordano. Nel Neolitico è stata sede di un villaggio i cui resti sono stati portati alla luce dagli archeologi.
Anche a Çatal Hüyük, in Turchia, sono stati ritrovati resti di abitazioni e oggetti risalenti al Neolitico).


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Test: il Neolitico

Clil Project: Seasons

What happens in the seasons

giovedì 11 marzo 2010

Il povero calzolaio

Giuliano B., mio simpaticissimo alunno, ha scritto un testo narrativo, che pubblico molto volentieri.

Il povero calzolaio

Un giorno un povero calzolaio era stanco, infreddolito e aveva fame.
Di lì passò Gianmichele, il più ricco dei ricchi, il più tirchio dei tirchi, il più egoista degli egoisti. Lui, che era tirchio, gli diede solo pochi centesimi. Il povero calzolaio si accontentò. Quella sera andò alla panetteria e comprò un pezzo di pane. Ma di lì passarono i dieci più ricchi del paese dopo Gianmichele. Loro, che erano invidiosi e ingordi, volevano prendere la pagnotta del calzolaio.
Il calzolaio divise il pane, i ricchi fecero amicizia e divisero con lui "is francus" (i soldini).