lunedì 2 gennaio 2012

Il mistero dei nuraghi




La reggia di Barumini: nel 1100 avanti Cristo era così?



Informazioni sulla civiltà dei Nuraghi
Wikipedia
Immagini della Sardegna
Uno studioso dell'antica civiltà sarda: Giovanni Lilliu
Il villaggio Tiscali



Notizie sul villaggio Tiscali

*****************

La civiltà Nuragica (1500 a. C. - 238 a. C.)

La civiltà nuragica nacque e si svilippò in Sardegna in un periodo di tempo che va dal 1700 - 1500 a.C. al secondo secolo a.C., ormai in piena epoca romana. Deve il suo nome ai Nuraghi, considerati come i monumenti megalitici più grandi d'Europa; monumento megalitico significa costruzione composta da grossi blocchi di pietra.
Da almeno cinque secoli archeologi e storici si chiedono che cosa fossero i nuraghi, cioè per quale motivo venissero costruiti: c'è chi li ha visti come tombe monumentali e chi come case di giganti, chi fortezze, forni per la fusione di metalli, prigioni e chi templi di culto del sole.
Oltre ai nuraghi, la civiltà degli antichi Sardi ha prodotto anche i misteriosi templi dell'acqua sacra, le tombe dei giganti e delle particolari statuine in bronzo, i bronzetti.
Le popolazioni sarde antiche hanno convissuto a lungo con le civiltà arrivate nell'Isola dal Mediterraneo, come quelle dei Fenici e Cartaginesi e quella romana, senza mai però mescolarsi e fondersi completamente con queste.
In epoche molto lontane l'Isola fu abitata da genti arrivate nel Paleolitico e nel Neolitico da varie parti del continente europeo e del bacino del Mediterraneo.
Le antiche popolazioni sarde erano dedite principalmente alla coltivazione delle terre e alla pastorizia e, lungo le coste, alla pesca e alla navigazione, che le portava a scambi di natura commerciale e culturale con altri popoli.
Di loro si possono ancora ammirare più di 2.400 tombe ipogeiche (cioè sotterranee o scavate nella roccia), conosciute con il nome sardo di Domus de Janas. Queste tombe si trovano disseminate in tutta l'Isola e sono state scavate nel granito e nella pietra lavica. Alcune sono decorate con sculture e pitture simboliche e si pensa siano appartenute a capi politici e forse anche religiosi.
Non è facile ricostruire come vivessero le popolazioni sarde antiche: esse non hanno lasciato degli scritti, per cui si può conoscere qualcosa di loro soltanto attraverso lo studio delle costruzioni, degli oggetti, delle statuine di bronzo, delle tombe e degli scheletri ritrovati.
In Sardegna esistono i resti di circa 7000 nuraghi, ma pochissimi sono stati seriamente studiati, anche perché, in molto casi, l’opera distruttrice dei tombaroli (ladri che rubano gli oggetti antichi dalle tombe) ha impedito ogni indagine approfondita. Per esempio, del periodo nuragico più antico (1800-1200 a. C.) non è stato ritrovato nemmeno uno scheletro completo maschile (si conoscono invece quelli di alcune donne: alte un metro e cinquanta, con la testa di forma allungata e le gambe piuttosto corte).


I ritrovamenti archeologici

I bronzetti


Un aiuto fondamentale alla ricostruzione della vita delle popolazioni nuragiche ci viene dai “bronzetti”, che testimoniano molti aspetti della vita quotidiana. Sono, come dice il nome, piccole statue in bronzo, alta da un minimo di 8 ad un massimo di 40 centimentri.
Probabilmente erano offerte dai fedeli alle divinità come ringraziamento o richiesta di aiuto; infatti, la maggior parte è stata ritrovata presso i templi. Se ne conoscono circa 500, risalenti agli ultimi secoli della civiltà nuragica, dal nono al sesto secolo avanti Cristo. Sono stati trovati un po’ dovunque in tutta la Sardegna. 
Studiandoli, si capisce che sono opera di un popolo che praticava soprattutto l'allevamento del bestiame e la coltivazione del grano, sapeva lavorare (conciare) le pelli degli animali ed era capace di lavorare i metalli dall’estrazione sino alla fusione di armi, oggetti d’uso e, appunto, statuine: piccole figure in bronzo che rappresentano animali, ma soprattutto esseri umani maschile e femminili (guerrieri, pastori, sacerdoti).
Alcune di queste sculture rappresentano imbarcazioni, che testimoniano come fosse diffuso viaggiare e commerciare col mondo fuori dalla Sardegna (e, mentre fra gli abitanti dell’interno il commercio aveva forse ancora forma di baratto, con l’esterno il mezzo di scambio era costituito anche da pani e asce di rame e di bronzo).
Ai bronzetti, che fino a poco tempo fa avevano valore solo come documenti archeologici, oggi dalla critica è stato riconosciuto il valore di opere d’arte, in cui vibra l’anima del popolo che le ha plasmate. La loro forma bada all’essenziale (cioè è molto semplice), lo stile è geometrico,  senza ornamenti.

Le tombe

Per seppellire i loro morti i Sardi più antichi avevano avuto le domus de janas e i dolmen, poi si servirono delle tombe dei giganti, sepolture collettive in cui venivano deposti i morti di tutto un villaggio, forse dopo essere stati ridotti allo stato di scheletro. Se ne conoscono circa 300.
Gli studiosi ipotizzano che ,oltre che per onorare la memoria degli avi, i nuragici si recassero nelle tombe anche per la cerimonia della incubazione: il credente pregava e dormiva per parecchi giorni perché durante il sonno i morti gli avrebbero dato consigli e cura. Dalle tombe dei giganti, col trascorrere dei secoli, si passò alle sepolture singole (le tombe dei giganti contenevano circa 200 corpi).

I nuraghi

Torri costruite con grossi massi, i nuraghi, secondo gli archeologi, furono il centro della vita sociale degli antichi Sardi e per questo danno il nome alla loro civiltà. A che cosa realmente servissero, però, non si sa ancora. Gli storici e gli archeologi hanno formulato ipotesi diverse sul loro uso: militare, civile, religioso o per la sepoltura dei morti.
Ora gli storici tentano di andare oltre gli studi del padre dell'archeologia sarda, Giovanni Lilliu, che ha sempre difeso l'idea del nuraghe come fortezza (cioè costruzione robusta da usare come difesa in caso di guerra o attacco da nemici).
Una nuova idea di molti studiosi è quella che vede nei nuraghi dei veri e propri osservatori per lo studio del cielo, disposti sul territorio secondo precisi allineamenti con le stelle, e abitati da sacerdoti astronomi devoti ad unico dio.

I villaggi

I ritrovamenti archeologici mostrano che, a partire dal 1500 avanti Cristo (circa 3500 anni fa), furono costruiti dagli antichi Sardi numerosi villaggi nei pressi di nuraghi.
I nuraghi spesso sorgevano sulla sommità di un'altura (collina), realizzati con tecnica megalitica (cioè con grossi blocchi di pietra posti gli uni sugli altri) e contenevano ampie camere aventi i soffitti curvi, con forma chiamata a tholos (falsa cupola). Col tempo, spesso a una torre nuragica se ne aggiungevano altre, a volte collegate tra loro con mura. Da semplici, i nuraghi divennero in questo modo complessi e l'insieme di nuraghe e villaggio vicino ha suggerito a molti l'idea di un castello, tanto che in alcuni casi si parla di regge nuragiche.

La vita intorno ai nuraghi

La società dei nuragici era composta dalle tribù, a loro volta formate da clan familiari (gruppi di famiglie), governati dal patriarca, un re-pastore che probabilmente aveva il potere politico, militare e religioso.
Probabilmente esistevano ed erano considerati importanti i sacerdoti e le sacerdotesse, così come i pastori-guerrieri.
La restante popolazione era costituita da servi-pastori, agricoltori, artigiani e, forse, da schiavi. 
Una rappresentazione di questi personaggi ci viene offerta da quasi mezzo migliaglio di bronzetti, piccole sculture in bronzo da cui è possibile capire qualcosa sulla vita nuragica.
Il centro della vita della comunità era il villaggio, costruito di solito nei pressi dei nuraghi.
I villaggi erano costituiti da capanne rotondeggianti, raccolte in gruppi attorno a uno spazio scoperto, usate oltre che per abitazione anche come luoghi di lavoro dagli artigiani.
Finora sono stati scoperti circa cento villaggi, tra i quali  Su Nuraxi di Barumini, Serra Orrios presso Dorgali, Gemma Maria presso Villanovaforru, Serraci presso Gonnesa.

Nessun commento: