lunedì 30 gennaio 2012

Mascherine


Visto che oggi ho avuto qualche momento di riposo, ho preparato alcune mascherine da stampare, ritagliare e colorare. Spero vi piacciano.
P.S. Se, come me, avete un blog e gradite questo post, per favore inserite un collegamento a Scuola di pensiero.










Carnevale

Nel Blog della mia collega e amica Marina, Piccola scuola gaia, sono comparsi tanti post sul Carnevale: maschere, disegni, poesie e filastrocche, la storia dei coriandoli ... Vi consiglio una visita!

mercoledì 11 gennaio 2012

Geografia: la Sardegna

Geografia della Sardegna


Superficie: 24.090 Kmq
Capoluogo: Cagliari

Territorio e clima
La Sardegna, posta al centro del Mediterraneo occidentale, ne è per grandezza la seconda isola: misura 24.090 chilometri quadrati. Dista 12 km dalla Corsica, 120 Km dalla Toscana, 185 Km dalle coste del Nord-Africa. Le sue coste, con una lunghezza totale di 1.849 Km, sono varie; speso alte e rocciose, rettilinee e sabbiose per chilometri, in molti punti presentano promontori e insenature ampie e profonde contornate da isolette.
Essendo una terra antichissima, con rocce che risalgono a 300 milioni di anni fa, l'Isola non possiede rilievi montuosi di grandi altezze a causa di lunghi processi di erosione.
Predominano gli altopiani rocciosi di granito, scisto, trachite, basalto, chiamati "giare" o "gollei", e quelli di arenaria, dolomie-calcari, detti "tonneri" o "tacchi", di altezza compresa tra i 300 e i 1.000 metri.
Tra i massicci montuosi spiccano quello del Gennargentu - nel centro dell' Isola - con la sua cima più alta (Punta La Marmora, 1.834 m), il Monte Limbara (1.362 m) a Nord e il Monte Rasu, parte culminante della cosiddetta "catena del Marghine" che si allunga trasversalmente per 40 Km verso Nord. 


In Sardegna sono quattro i fiumi più importanti per portata e lunghezza: Tirso, Flumendosa, Coghinas e Flumini Mannu; fra quelli minori sono da ricordare il Temo, l’unico fiume navigabile, e il Cedrino. 
I laghi della Sardegna sono quasi tutti artificiali, realizzati come serbatoi o per contenere le piene, per irrigare e per produrre energia elettrica. Un solo lago è naturale in tutta l’isola, il lago Baratz, di modeste dimensioni, situato nella Nurra d'Alghero-Sassari ai piedi di un colle.
Caratterizzano l'isola tanti stagni costieri e alcuni interni. Gli stagni costieri più grandi sono localizzati nella zona di Oristano (stagno di Santa Giusta e di Marceddì) e nei pressi di Cagliari (stagno di Molentargius); altri minori sono presenti nelle zone pianeggianti. 
Il clima è generalmente mite, influenzato da masse d'aria provenienti dall'Atlantico, dall'Africa, dall'Artico. Il tempo è sereno: nell'arco dell'anno circa 300 giorni sono di sole e i restanti di pioggia, con una maggiore concentrazione della piovosità nella stagione invernale ed autunnale e qualche improvviso acquazzone nella stagione primaverile. L'isola è molto ventilata, domina il maestrale - vento di Nord Ovest - che, fresco e pungente in inverno, d'estate mitiga il caldo rendendo l'aria più secca e respirabile. Meno frequenti lo scirocco - cui è esposta la costa meridionale - e i venti di levante e di Nord-Est, che soffiano lungo la costa orientale.


Paesaggio, flora e fauna
La natura, oggi minacciata dall’intervento umano, è rimasta per secoli inalterata e varia, e fa della Sardegna un'isola unica.
Si possono classificare, per le loro diversità, tre differenti ambienti: la zona interna montagnosa, le spiagge e il mare, gli stagni costieri.
L'antichità di questa terra e la lontananza dal resto del continente ha consentito la presenza di alcune specie animali uniche, come il muflone, la foca monaca, il falco pellegrino (a rischio di estinzione).
La vegetazione è dominata in buona misura, soprattutto lungo le coste, dalla macchia mediterranea, caratterizzata dalla presenza di arbusti di mirto, cisto, lentisco, corbezzolo. Altre piante tipiche sono il ginepro e il pero selvatico. 

 Non mancano boschi di lecci, querce, sugheri. Nel passato la regione era in larga misura coperta da foreste, ma l'arrivo dei conquistatori portò un sistematico disboscamento, poi continuato dagli stessi Sardi. Anche ai giorni d’oggi, ogni anno, la piaga degli incendi distrugge tantissimi alberi. 
 Un ambiente naturale diffuso è costituito dagli stagni, ecosistemi caratterizzati dalla presenza di piante e animali acquatici, come il fenicottero rosa, che migra ogni anno e sceglie la Sardegna fra le sue mete, a volte anche per deporre le uova. 







 Economia
La Sardegna non è più solo un'isola di pastori, anche se vi si trova ancora circa un terzo dell'intero patrimonio ovino e caprino italiano. L’allevamento della pecora sarda rappresenta una voce fondamentale nell’economia, specie delle zone centrali e interne dell’isola. Altri allevamenti tradizionali sono quelli della capra di montagna e del cosiddetto bue rosso del Montiferru. Oltre alla carne, dal latte degli animali allevati si ricava una grande varietà di formaggi; da ricordare che la metà del latte ovino prodotto in Italia proviene dalla Sardegna e viene lavorato sul luogo dalle cooperative dei pastori. La Sardegna ha anche una tradizione secolare nell'allevamento dei cavalli, principalmente di razza anglo-araba, sin dalla dominazione Aragonese; è la prima regione in Italia per numero di puledri nati.
L'agricoltura sarda è oggi legata a produzioni specializzate come quella del carciofo, unico prodotto agricolo da esportazione. Le bonifiche di zone paludose hanno aumentato la superficie coltivabile e permesso di introdurre alcune coltivazioni specializzate come quelle di ortaggi e frutta, accanto a quelle storiche dell'ulivo e della vite praticate nelle zone collinose.
Il Campidano, la più grande pianura sarda, produce avena, orzo e frumento, ortaggi e carciofi; è di un certo peso anche la produzione di arance e di barbabietole.
Nel patrimonio boschivo è presente la quercia, che cresce spontanea favorita dall'aridità del terreno e fornisce il sughero.
Resa insicura nei secoli passati dalle continue scorrerie saracene, la pesca è un'attività che i Sardi stanno riscoprendo. È molto praticata a Cagliari, ad Alghero e nelle coste del Sulcis: da queste zone proviene la maggior parte del pescato sardo. Nell'Oristanese, invece, i pescatori lavorano nei vasti stagni e nelle peschiere, da cui ricavano anguille e cefali. Nelle zone di Alghero e di Santa Teresa sono praticate la pesca alle aragoste e la raccolta del corallo. La pesca del tonno è praticata nei pressi di Carloforte e di Portoscuso; gran parte dei tonni pescati in Sardegna vengono esportati.
A partire dal 1800 furono aperte in Sardegna miniere di carbone, bauxite e antimonio: i giacimenti più ricchi si trovano nell'Iglesiente, nel Sarrabus, nel Sulcis, nella Nurra e nella zona dell'Argentiera. L'attività estrattiva attualmente sta subendo un periodo di crisi e molte miniere sono state chiuse; l'economia dell'Iglesiente sta riconvertendo al turismo e allo sviluppo del Parco Archeologico Minerario, sotto il patrocinio dell'Unesco, con la salvaguardia del patrimonio storico delle miniere.
La nascita del settore industriale sardo contemporaneo è dovuta all'apporto di finanziamenti statali concessi tra il 1960 e il 1970. In quegli anni si è assistito alla formazione dei "poli di sviluppo" industriali, a Macchiareddu e Sarroch, Porto Torres e, in un secondo momento, a Ottana. Sono nate così le grandi industrie petrolchimiche e le raffinerie per la lavorazione del petrolio greggio, che sono state tra le più importanti d'Europa, ma attraversano ora un periodo di forte crisi.
Il settore terziario ha conosciuto in Sardegna uno sviluppo legato soprattutto a Internet e alle nuove tecnologie. La Sardegna ha una buona percentuale di utenti collegati alla Rete e un'alta concentrazione di attività legate alle tecnologie informatiche e della comunicazione. A Cagliari ha sede la Tiscali, importante società informatica europea, protagonista nel 1999 del più clamoroso esordio in Borsa della storia finanziaria italiana.

martedì 10 gennaio 2012

Alla scoperta degli Etruschi

Per scoprire la civiltà etrusca, vi consiglio dei collegamenti molto interessanti: troverete delle animazioni divertenti e istruttive:

 Animazione sul Portale dei Bambini

In viaggio nella storia con Rino, su Pianeta Scuola

Ma consiglio anche la lettura su un sito realizzato molto bene: Larth

Infine, vi propongo le informazioni raccolte da me stessa da fonti differenti:

La civiltà etrusca


La civiltà Etrusca dominò tutta l'area dell'Italia centrale prima dell'avvento dei Romani. Le origini di questo popolo sono a tutt'oggi misteriose, essendo giunti fino a noi solo frammenti del loro sistema di scrittura, per questo rimasto indecifrabile. Invece è ben chiara la loro grande capacità ingegneristica,  commerciale, industriale e agricola.
Contadini, mercanti, minatori e ingegneri, essi costruirono per primi le fognature e bonificarono la pianura acquitrinosa che in seguito divenne il centro di Roma. Era loro usanza prevedere il futuro interpretando la direzione dei fulmini od osservando le interiora di animali uccisi in onore dei loro dei. Le pitture vivaci che si possono ammirare nelle tombe e gli oggetti raffinati (gioielli, statue ...) indicano che gli etruschi erano molto progrediti e abili nell'artigianato. Amavano la musica e la danza. Estraevano il ferro dalle miniere dell'isola d'Elba e sapevano lavorarlo. Erano anche bravi nel lavorare l'argilla e la ceramica, con le quali realizzavano statue, spesso di grande bellezza, e vasi artistici simili a quelli greci. Le loro città, inoltre, essendo loro anche degli ottimi architetti, erano circondate da poderosa mura con ampie porte ad arco. Il segreto della costruzione dell'arco etrusco stava nella pietra centrale che con la sua pressione, reggeva tutte le altre; gli Etruschi non ne furono gli inventori, ma furono i primi a introdurlo in Italia.
Come gli abitanti delle colonie greche dell'Italia del sud, ignorarono per troppo tempo la crescita della potenza dei Romani che, dopo 130 anni di continui attacchi alle loro città-stato, dette 'Lucumonie', misero fine alla loro civiltà. L'ultima città etrusca conquistata dai Romani fu Velzna (l'odierna Orvieto), nel 265 avanti Cristo.


L'antica regione dell'Etruria si trova nel centro Italia. Essa è delimitata a Nord dalla catena montuosa degli Appennini Tosco-Emiliani; a Sud dal fiume Tevere, arrivando a lambire la città di Roma. Città un tempo potenti e note in tutto il Mediterraneo, furono in seguito conquistate dai Romani. Oggi ci parlano di sé grazie ai reperti ritrovati negli scavi archeologici e nelle tombe dei loro antichi abitanti.
Fra le maggiori città etrusche, vi erano Cere (l'odierna Cerveteri), Tarquinia e Vulci.

Gli Etruschi
Si sa che circa 3000 anni fa gli Etruschi vivevano nell'Italia centrale.
Le loro origini sono ancora sconosciute; neppure gli antichi popoli del Mediterraneo sapevano chi fossero e da dove fossero arrivati. Lo storico greco Erodoto, vissuto nel V secolo a.C., scrisse che gli Etruschi erano arrivati in Italia via mare dalla Lidia, una regione dell'Asia Minore. Secondo altri storici antichi gli Etruschi sarebbero una popolazione italica, che risiedeva qui già dai tempi più lontani. Gli storici moderni pensano che gruppi di persone provenienti dal Mediterraneo orientale, portatori di una civiltà tecnicamente e culturalmente evoluta, si mischiarono verso il X secolo avanti Cristo (circa tremila anni fa) con popolazioni che già abitavano l'Italia centrale, dando così origine al nuovo popolo degli Etruschi.

A partire dall'ottavo secolo avanti Cristo (2900 - 2800 anni fa), la civiltà etrusca era ricca, fiorente, evoluta; per oltre trecento anni successivi si espanse in un'area che andava dalla Pianura Padana a nord alla Campania a sud.
Sulle loro navi, i mercanti etruschi giungevano con i loro prodotti in ogni porto del Mediterraneo, ed erano dovunque in competizione, non sempre pacifica, con Greci e Fenici. Gli Etruschi arrivarono al culmine della propria forza militare e commerciale verso la metà del VI secolo a.C. quando, dopo aver occupato i porti della Corsica orientale, divennero i padroni riconosciuti del Mar Tirreno. In questa fase di espansione territoriale, i popoli con cui gli Etruschi si confrontarono furono i Cartaginesi, i tradizionali alleati, ed i Greci delle colonie dell'Italia meridionale, gli avversari più agguerriti; mentre al nord i Celti, divisi in tribù e arretrati culturalmente, non rappresentavano una minaccia.

La gloria e il declino (dalla seconda metà del quinto secolo avanti Cristo al terzo secolo avanti Cristo, cioè da 2500 a 2300 ani fa circa)
Alleati di Cartagine, gli Etruschi erano riusciti a prevalere sulle colonie greche dell'Italia meridionale, contrastandone l'espansione sia sulla terra che sul mare.
Dalla seconda metà del quinto secolo avanti Cristo la situazione, però, cambiò completamente. Infatti, mentre le città etrusche avevano raggiunto il massimo dello sviluppo economico, le colonie greche cominciarono a crescere e migliorare moltissimo dal punto di vista culturale e politico. Anche ai confini tra Etruria e Lazio era sorto un nuovo grande pericolo: la città di Roma, un tempo dominata e governata da una dinastia di re etruschi si era resa indipendente, passando all'attacco.

L'effettiva decadenza degli Etruschi iniziò nel 474 avanti Cristo, sul mare, quando i Greci d'Italia guidati dalla città di Siracusa gli inflissero presso Cuma una sconfitta decisiva dopo la quale essi persero il controllo del Mar Tirreno. Anche sulla terraferma la situazione andò rapidamente peggiornado: in meno di un secolo l'Etruria campana fu conquistata da popolazioni locali, mentre quella padana venne invasa da popolazioni celtiche provenienti da oltre le Alpi.
Dalla metà del 300 avanti Cristo la potenza commerciale e militare degli Etruschi si era così ridotta a città stato arroccate nei loro territori di origine nell'Italia centrale. Infine, esse stesse furono coinvolte durante il terzo secolo avanti Cristo nella lotta finale contro la potenza di Roma, nata da poco. Le città-stato etrusche non riuscirono a coordinare una resistenza efficace, e furono così sconfitte una ad una. Con la perdita dell'indipendenza politica si concluse la storia di un antico popolo che per secoli aveva primeggiato, per cultura e per ricchezza, nel bacino del Mediterraneo occidentale.


Necropoli etrusche
Arte etrusca

 
Disegni da colorare
Infine, un video:

lunedì 2 gennaio 2012

Il mistero dei nuraghi




La reggia di Barumini: nel 1100 avanti Cristo era così?



Informazioni sulla civiltà dei Nuraghi
Wikipedia
Immagini della Sardegna
Uno studioso dell'antica civiltà sarda: Giovanni Lilliu
Il villaggio Tiscali



Notizie sul villaggio Tiscali

*****************

La civiltà Nuragica (1500 a. C. - 238 a. C.)

La civiltà nuragica nacque e si svilippò in Sardegna in un periodo di tempo che va dal 1700 - 1500 a.C. al secondo secolo a.C., ormai in piena epoca romana. Deve il suo nome ai Nuraghi, considerati come i monumenti megalitici più grandi d'Europa; monumento megalitico significa costruzione composta da grossi blocchi di pietra.
Da almeno cinque secoli archeologi e storici si chiedono che cosa fossero i nuraghi, cioè per quale motivo venissero costruiti: c'è chi li ha visti come tombe monumentali e chi come case di giganti, chi fortezze, forni per la fusione di metalli, prigioni e chi templi di culto del sole.
Oltre ai nuraghi, la civiltà degli antichi Sardi ha prodotto anche i misteriosi templi dell'acqua sacra, le tombe dei giganti e delle particolari statuine in bronzo, i bronzetti.
Le popolazioni sarde antiche hanno convissuto a lungo con le civiltà arrivate nell'Isola dal Mediterraneo, come quelle dei Fenici e Cartaginesi e quella romana, senza mai però mescolarsi e fondersi completamente con queste.
In epoche molto lontane l'Isola fu abitata da genti arrivate nel Paleolitico e nel Neolitico da varie parti del continente europeo e del bacino del Mediterraneo.
Le antiche popolazioni sarde erano dedite principalmente alla coltivazione delle terre e alla pastorizia e, lungo le coste, alla pesca e alla navigazione, che le portava a scambi di natura commerciale e culturale con altri popoli.
Di loro si possono ancora ammirare più di 2.400 tombe ipogeiche (cioè sotterranee o scavate nella roccia), conosciute con il nome sardo di Domus de Janas. Queste tombe si trovano disseminate in tutta l'Isola e sono state scavate nel granito e nella pietra lavica. Alcune sono decorate con sculture e pitture simboliche e si pensa siano appartenute a capi politici e forse anche religiosi.
Non è facile ricostruire come vivessero le popolazioni sarde antiche: esse non hanno lasciato degli scritti, per cui si può conoscere qualcosa di loro soltanto attraverso lo studio delle costruzioni, degli oggetti, delle statuine di bronzo, delle tombe e degli scheletri ritrovati.
In Sardegna esistono i resti di circa 7000 nuraghi, ma pochissimi sono stati seriamente studiati, anche perché, in molto casi, l’opera distruttrice dei tombaroli (ladri che rubano gli oggetti antichi dalle tombe) ha impedito ogni indagine approfondita. Per esempio, del periodo nuragico più antico (1800-1200 a. C.) non è stato ritrovato nemmeno uno scheletro completo maschile (si conoscono invece quelli di alcune donne: alte un metro e cinquanta, con la testa di forma allungata e le gambe piuttosto corte).


I ritrovamenti archeologici

I bronzetti


Un aiuto fondamentale alla ricostruzione della vita delle popolazioni nuragiche ci viene dai “bronzetti”, che testimoniano molti aspetti della vita quotidiana. Sono, come dice il nome, piccole statue in bronzo, alta da un minimo di 8 ad un massimo di 40 centimentri.
Probabilmente erano offerte dai fedeli alle divinità come ringraziamento o richiesta di aiuto; infatti, la maggior parte è stata ritrovata presso i templi. Se ne conoscono circa 500, risalenti agli ultimi secoli della civiltà nuragica, dal nono al sesto secolo avanti Cristo. Sono stati trovati un po’ dovunque in tutta la Sardegna. 
Studiandoli, si capisce che sono opera di un popolo che praticava soprattutto l'allevamento del bestiame e la coltivazione del grano, sapeva lavorare (conciare) le pelli degli animali ed era capace di lavorare i metalli dall’estrazione sino alla fusione di armi, oggetti d’uso e, appunto, statuine: piccole figure in bronzo che rappresentano animali, ma soprattutto esseri umani maschile e femminili (guerrieri, pastori, sacerdoti).
Alcune di queste sculture rappresentano imbarcazioni, che testimoniano come fosse diffuso viaggiare e commerciare col mondo fuori dalla Sardegna (e, mentre fra gli abitanti dell’interno il commercio aveva forse ancora forma di baratto, con l’esterno il mezzo di scambio era costituito anche da pani e asce di rame e di bronzo).
Ai bronzetti, che fino a poco tempo fa avevano valore solo come documenti archeologici, oggi dalla critica è stato riconosciuto il valore di opere d’arte, in cui vibra l’anima del popolo che le ha plasmate. La loro forma bada all’essenziale (cioè è molto semplice), lo stile è geometrico,  senza ornamenti.

Le tombe

Per seppellire i loro morti i Sardi più antichi avevano avuto le domus de janas e i dolmen, poi si servirono delle tombe dei giganti, sepolture collettive in cui venivano deposti i morti di tutto un villaggio, forse dopo essere stati ridotti allo stato di scheletro. Se ne conoscono circa 300.
Gli studiosi ipotizzano che ,oltre che per onorare la memoria degli avi, i nuragici si recassero nelle tombe anche per la cerimonia della incubazione: il credente pregava e dormiva per parecchi giorni perché durante il sonno i morti gli avrebbero dato consigli e cura. Dalle tombe dei giganti, col trascorrere dei secoli, si passò alle sepolture singole (le tombe dei giganti contenevano circa 200 corpi).

I nuraghi

Torri costruite con grossi massi, i nuraghi, secondo gli archeologi, furono il centro della vita sociale degli antichi Sardi e per questo danno il nome alla loro civiltà. A che cosa realmente servissero, però, non si sa ancora. Gli storici e gli archeologi hanno formulato ipotesi diverse sul loro uso: militare, civile, religioso o per la sepoltura dei morti.
Ora gli storici tentano di andare oltre gli studi del padre dell'archeologia sarda, Giovanni Lilliu, che ha sempre difeso l'idea del nuraghe come fortezza (cioè costruzione robusta da usare come difesa in caso di guerra o attacco da nemici).
Una nuova idea di molti studiosi è quella che vede nei nuraghi dei veri e propri osservatori per lo studio del cielo, disposti sul territorio secondo precisi allineamenti con le stelle, e abitati da sacerdoti astronomi devoti ad unico dio.

I villaggi

I ritrovamenti archeologici mostrano che, a partire dal 1500 avanti Cristo (circa 3500 anni fa), furono costruiti dagli antichi Sardi numerosi villaggi nei pressi di nuraghi.
I nuraghi spesso sorgevano sulla sommità di un'altura (collina), realizzati con tecnica megalitica (cioè con grossi blocchi di pietra posti gli uni sugli altri) e contenevano ampie camere aventi i soffitti curvi, con forma chiamata a tholos (falsa cupola). Col tempo, spesso a una torre nuragica se ne aggiungevano altre, a volte collegate tra loro con mura. Da semplici, i nuraghi divennero in questo modo complessi e l'insieme di nuraghe e villaggio vicino ha suggerito a molti l'idea di un castello, tanto che in alcuni casi si parla di regge nuragiche.

La vita intorno ai nuraghi

La società dei nuragici era composta dalle tribù, a loro volta formate da clan familiari (gruppi di famiglie), governati dal patriarca, un re-pastore che probabilmente aveva il potere politico, militare e religioso.
Probabilmente esistevano ed erano considerati importanti i sacerdoti e le sacerdotesse, così come i pastori-guerrieri.
La restante popolazione era costituita da servi-pastori, agricoltori, artigiani e, forse, da schiavi. 
Una rappresentazione di questi personaggi ci viene offerta da quasi mezzo migliaglio di bronzetti, piccole sculture in bronzo da cui è possibile capire qualcosa sulla vita nuragica.
Il centro della vita della comunità era il villaggio, costruito di solito nei pressi dei nuraghi.
I villaggi erano costituiti da capanne rotondeggianti, raccolte in gruppi attorno a uno spazio scoperto, usate oltre che per abitazione anche come luoghi di lavoro dagli artigiani.
Finora sono stati scoperti circa cento villaggi, tra i quali  Su Nuraxi di Barumini, Serra Orrios presso Dorgali, Gemma Maria presso Villanovaforru, Serraci presso Gonnesa.

L'area archeologica S'Ortali 'e su Monti, Tortolì

Il sito archeologico S'Ortali 'e su Monti a San Salvatore, Tortolì

Il nuraghe

Nel Parco Archeologico di S. Salvatore - S’Ortali ‘e su Monte, a Tortolì, sono presenti i resti di un nuraghe complesso e di un antico villaggio. Vicine, si trovano anche domus de janas e una tomba dei giganti.
Il nuraghe di Tortolì ha un muro di cinta (o bastione) che collega tre torri, e l’andamento del muro è di forma irregolarmente ellittica (cioè, simile a un ovale).
Le torri secondarie del nostro complesso non sono state ancora riportate in superficie, e perciò sono ancora ricolme dei materiali di crollo e di riempimento che si sono accumulati nel tempo. Quando nuovi scavi le porteranno alla luce, potranno dare molte informazioni che arricchiranno le nostre conoscenze. La torre principale, invece, quella che svetta al centro della struttura fortificata, ha visto concludersi nel 2010 uno scavo che ha raggiunto, per la prima volta, il piano di frequentazione risalente alla sua costruzione (avvenuta ne1500 avanti Cristo circa: significa che il nuraghe è stato costruito 3500 anni fa).

Il villaggio

Intorno al nuraghe, gli scavi degli archeologi hanno mostrato l'esistenza di molte capanne: erano costruzioni all'interno delle quali gli antichi abitanti vivevano e lavoravano. Vi era anche, fra le capanne, un ambiente in cui si conservavano le riserve di cibo, in particolare grano. Resti di grano sono stati trovati anche in alcune capanne, in recipenti e in grossi contenitori di ceramica, chiamati ziri o giare. Quasi tutte le capanne finora ritrovate (una decina) hanno anche una o più macine (una macina serviva per schiacciare i chicchi di grano e ricavare la farina). Si dimostra così che la principale attività che si svolgeva nell'antico villaggio era la raccolta e la  lavorazione del grano, attività che doveva sicuramente prevedere la coltivazione intensiva delle fertili pianure che si trovano ai piedi dell’area archeologica. Il grano veniva dunque prodotto in quantità tali da poterlo scambiare con altri beni, diventando componente importante di traffici commerciali.
Futuri scavi archeologici potranno farci scoprire quanto era grande il villaggio, anche se già ora si capisce che esso occupava tutto un fianco della collina e atre due parti del terreno intorno, per un totale di almeno cinquanta capanne; ciò significa che il villaggio poteva essere abitato da almeno 250 persone.

Le domus de janas

Prima ancora che il nuraghe e il villaggio fossero costruiti, nei pressi del nuraghe uomini del Neolitico avevano scavato nella roccia una specie di piccola grotta, usata per la sepoltura dei morti. Un luogo di sepoltura di questo tipo è chiamato ipogeo, ma noi sardi lo indichiamo col nome di domus de janas. Le domus de janas di San Salvatore esistono probabilmente dal 3500 avanti Cristo, cioè da più di 5500 anni, e sono state utilizzate per migliaia di anni, anche durante il periodo nuragico.
Gli studiosi pensano che il culto dei morti fosse infatti la forma di religiosità più diffusa in quei tempi, insieme con pratiche religiose che gli antichi credevano li aiutassero a favorire la continuità della vita e la fertilità della terra. Sono tutti elementi che troviamo nella domus de janas: la forma della tomba vuole simboleggiare il ritorno al ventre della Dea Madre; la posizione che si faceva assumere al morto era quella del bambino non ancora nato nel ventre materno, a rappresentare appunto il ritorno nella posizione che ci porta alla vita. I corredi funebri, cioè gli oggetti che accompagnavano i morti, erano recipienti di  ceramica di cibi e bevande che dovevano accompagnarli in quella che gli antichi ritenevano fosse la prosecuzione della vita. Nelle domus de janas si sono ritrovate statuine della Dea Madre, decorazioni di corna di toro che simboleggiavanola divinità maschile, il Dio Toro: elementi usati dagli antichi nella celebrazione di culti religiosi per chiedere alle divinità la fertilità della terra, che probabilmente erano celebrati all'arrivo delle nuove stagioni.

I menhir


Visitando il parco archeologico è possibile anche osservare due menhir. Un menhir è una grossa pietra (monolite) di forma allungata piantata nel terreno. I due menhir di San Salvatore sono probabilmente gli unici rimasti di circa una dozzina di  monoliti; ne sono rimasti soltanto due perché gli altri furono usati in antico per la costruzione del nuraghe e della stessa Tomba dei Giganti. I menhir sono un’altra espressione del culto dei morti; sono contemporanei delle domus de janas e legati a esse. Sono infatti allo stesso tempo un simbolo di fertilità e una stele funeraria (un monumento in ricordo e in onore di un morto) a ricordo di un defunto sepolto nelle vicinanze (per l’appunto, in una domu de janas). Sono perciò in relazione con le vicine grotticelle funerarie, e col culto per la fertilità della terra che lì si celebrava.

La tomba dei giganti


Sempre nei pressi del nuraghe possiamo osservare un'altra sepoltura nuragica, la tomba dei giganti. Nella parte frontale di questo monumento funerario sta una serie di monoliti (il monolite è una grossa pietra) messi in verticale in modo da formare un semicerchio e a costituire la fronte del monumento, che viene chiamata esedra. Anche qui possiamo notare che le pietre piantate verticalmente nel terreno erano legate ai sepolcri, cioè alle tombe.
Al centro della fronte del monumento sta una pietra più imponente, la cosiddetta stele centinata, che presenta una scorniciatura in bassorilievo di forma grosso modo quadrata. Questa è solo una parte di una stele che era composta da due blocchi.
I morti venivano deposti in una parte della tomba, il corridoio funerario, che pur essendo stretta permetteva il passaggio per poter seppellire i corpi che, in un corridoio funerario di queste dimensioni, potevano arrivare a superare le centocinquanta. Si è constatato che, in questa tomba, venivano sepolti indistintamente uomini, donne e bambini, ma è incerto se tutti questi fossero semplicemente abitanti dell'intero villaggio o appartenenti a famiglie ritenute più importanti. 

(Adattato da testo originale di Rinaldo Deiana)